Diffusione della malattia

Le statistiche sulla diffusione dell’epatite C sono per lo più rappresentate da stime, perché molti casi non vengono diagnosticati. Secondo l’OMS, attualmente il 3 per cento della popolazione mondiale è infettato dal virus dell’epatite C. Si tratta di circa 150-180 milioni di persone (oltre il quadruplo di quelle infettate dal virus dell’HIV), di cui tra i 5 e i 10 milioni in Europa. Di tutti gli infetti, 130 milioni presentano la forma cronica, che comporta il rischio di sviluppare cirrosi epatica e cancro al fegato. È stato calcolato che ogni anno si infettano dai tre ai quattro milioni di persone, il 50 per cento circa dei quali svilupperà la forma cronica.
La prevalenza è bassa in Australia, Canada e Nord Europa (meno dell’1 per cento) e sale nei paesi a media endemicità, come gli Usa e la maggior parte dell’Europa (circa l’1 per cento). È alta, invece, in molti paesi dell’Africa, del Centro e Sud America e nel Sud-Est Asiatico (più del 2 per cento). La prevalenza è estremamente alta nel delta del Nilo, in Egitto, e sembra aumentare con l’età: dal 19 per cento tra i 10-19 anni a circa il 60 per cento in adulti di 30 anni.
Il genotipo 1 è in assoluto il più diffuso ed è responsabile di circa il 60 per cento delle epatiti C. Negli Usa e in Europa sono più comuni i sottotipi 1a e 1b (circa il 75 per cento dei casi), seguiti dai genotipi 2 e 3. Nel Sud-Est Asiatico sono più frequenti i genotipi 3 e 6. Il genotipo 4 si ritrova principalmente nel Medio Oriente e in Nord Africa (soprattutto in Egitto) e il 5 in Sud Africa.
Negli ultimi dieci anni, l’epidemiologia dell’epatite C si è molto modificata, grazie all’identificazione del virus e alla messa a punto di test sugli emoderivati. L’incidenza si è ridotta nei paesi occidentali, ma la prevalenza di pazienti cronici nel mondo è destinata a restare ancora elevata a causa delle molte persone infettate prima degli anni Novanta, cui si aggiungono i nuovi casi.


Classificazione e distribuzione geografica dei genotipi di HCV

GENOTIPI

PREDOMINANZA GEOGRAFICA

1a

Stati Uniti ed Europa

1b

Stati Uniti, Giappone, Europa

2

Stati Uniti ed Europa

3

India, Estremo Oriente, Australia

4

Africa e Medio Oriente

5

Sud Africa

6

Asia (Hong Kong)

In Italia i genotipi 1, 2 e 3 sono responsabili del 95 per cento circa delle infezioni con predominanza del genotipo 1b, identificato in oltre il 50 per cento dei casi.


In Italia

Nel nostro paese muoiono ogni anno più di 20mila persone per malattie croniche del fegato e l’epatite C risulta causa unica o concausa di danni al fegato nel 65 per cento dei casi (studio recente dell’Istituto superiore di Sanità su 79 ospedali). Le stime attuali (dati epidemiologici raccolti nel 2007 dall’Associazione italiana per lo Studio del Fegato, AISF) parlano di un milione e mezzo di malati cronici, di una frequenza dell’infezione cronica stimata tra il 2 e il 3 per cento e di un milione di portatori del virus. Secondo le previsioni, nei prossimi 10-20 anni si assisterà a un incremento significativo delle patologie correlate all’infezione (cirrosi scompensata, cancro al fegato).
Alcuni studi multicentrici mostrano che l’HCV, da solo o in coinfezione, è correlato al 60-75 per cento di tutti i casi di cirrosi ed epatocarcinoma.
Diverse indagini epidemiologiche hanno evidenziato valori di prevalenza globale estremamente oscillanti, passando dal 5,9 per cento di regioni come il Veneto, il Friuli Venezia Giulia e l’Emilia Romagna, all’8,4 per cento di un comune del Lazio, al 16,2 per cento di un comune della Campania. Il dato più preoccupante è però rappresentato dalla prevalenza della viremia, cioè dell’infezione attiva, in questi soggetti, che oscilla dal 70 al 90 per cento. Se consideriamo le Marche in una posizione simile a quella del Lazio, possiamo calcolare in circa 13.000 i soggetti infetti.
Nei bambini e negli adolescenti, invece, la prevalenza dell’HCV risulta molto bassa (0,4 per cento), mentre sembra essere significativa tra i donatori di sangue (1,7 per cento). Negli emofilici, nei politrasfusi, nei dializzati e nei tossicodipendenti, infine, si raggiunge una prevalenza del 50 per cento.


 

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