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L’HCV si diffonde per via parenterale, attraverso emoderivati, trasfusioni, aghi contaminati, ma anche per via sessuale e perinatale (le ultime due meno frequenti). Non avviene contagio per via aerea, attraverso la tosse, gli starnuti o la saliva, né attraverso i normali contatti sociali o condividendo gli stessi utensili per mangiare e per bere.
Fino ai primi anni Novanta, una delle principali cause di infezione era rappresentata dalle trasfusioni di sangue ed emoderivati: non è un caso se la maggiore prevalenza dell'epatite C si registra tra pazienti emodializzati, emofiliaci e tra i tossicodipendenti. La situazione è largamente migliorata dal 1989 con l'identificazione del virus e la messa a punto di test con i quali oggi si esegue lo screening del sangue destinato alle trasfusioni. Attualmente le nuove infezioni dovute a trasfusioni sono calate allo 0,6 per cento.
Il principale mezzo di trasmissione resta invece lo scambio di siringhe infette: in tutti i paesi dell’Unione europea la prevalenza è estremamente alta e oscilla tra il 30 e il 90 per cento in base alla popolazione presa in esame. Negli Stati Uniti lo scambio di siringhe è causa del 90 per cento delle nuove infezioni.
La trasmissione può avvenire anche durante la gravidanza, dalla madre al feto o nel corso del parto (trasmissione perinatale). Il rischio di infezioni perinatali varia tra il 3 e il 15 per cento. Le cause della trasmissione, però, non sono chiare: di conseguenza non esistono misure di prevenzione efficaci e manca spesso un'assistenza adeguata alle pazienti in gravidanza. Al momento si ritiene che la trasmissione possa avvenire nell'utero come conseguenza di un alto carico virale dell'organismo della madre.
La trasmissione per via sessuale del virus dell’epatite C sembra essere estremamente rara e non del tutto comprovata. I dati accumulati dagli anni Novanta a oggi sono discordanti. Le prime ricerche indicavano un possibile contagio per via sessuale dal 5-7 fino al 30 per cento dei casi. Studi successivi hanno escluso percentuali tanto elevate, indicando però che la trasmissione attraverso rapporti non protetti è possibile, sebbene non efficiente e quindi rara. Uno studio italiano del 2004 sembra invece escludere questa via di trasmissione quando non vi sia contatto con il sangue.
Tra le nuove fonti di contagio l’Istituto superiore di Sanità mette in luce “nuove strade”, come i piercing e tatuaggi eseguiti in strutture non igienicamente controllate. Un rischio che riguarda tutte le fasce di età e tutti i ceti sociali. Se non si attua un controllo sistematico dell’adeguatezza delle procedure igienico-sanitarie in queste strutture, e se i soggetti che si sottopongono a piercing e tatuaggi non mostrano una maggiore consapevolezza nel pretendere procedure igienicamente sicure, si corre il rischio di un incremento futuro di incidenza di epatite C. Stop quindi al piercing e ai tatuaggi effettuati in centri estetici che danno luogo a qualche sospetto o a “professionisti” improvvisati da spiaggia..
L’Associazione italiana Studio Fegato (AISF) ha identificato i gruppi di cittadini a rischio di contrarre o di aver contratto l’infezione.
• Emofilici in cui sono stati impiegati concentrati di fattori della coagulazione prima del 1987 (quando sono stati introdotti processi di inattivazione virale);
• soggetti che hanno ricevuto trasfusioni o somministrazione di emoderivati prima del 1992;
• persone che hanno ricevuto trapianto di organi o tessuti eterologhi fino al 1992
• Soggetti con qualsiasi evidenza di danno epatico e in particolare soggetti con ipertransaminasemia (transaminasi al di sopra della norma) persistente;
• soggetti che nell’arco della loro vita hanno fatto uso di droghe per via endovenosa, anche se occasionale, saltuario e non continuativo;
• soggetti con tatuaggi e body piercing eseguiti in ambienti non igienicamente protetti (per esempio, carceri o istituti non certificati);
• operatori sanitari e personale di pubblica sicurezza (giustificato dallo specifico rischio professionale);
• soggetti immigrati provenienti da regioni a endemia elevata;
• bambini nati da madre positiva agli anticorpi contro il virus dell’epatite C;
• persone con infezione da HIV;
• soggetti sottoposti a lunga carcerazione;
• persone che sono state sottoposte a emodialisi;
• soggetti con crioglobulinemia mista essenziale.
• Evitare di condividere oggetti appuntiti e taglienti come forbici, rasoi, spazzolino da denti con chi è portatore del virus;
• evitare di sottoporsi a trattamenti cruenti effettuati con strumenti non sufficientemente sterilizzati: alcuni esempi sono i piccoli interventi chirurgici, estetici e odontoiatrici, tatuaggi, body piercing, agopuntura, manicure, pedicure ecc.
• evitare di utilizzare aghi o strumenti già utilizzati per l’iniezione di farmaci o droghe;
• evitare di avere rapporti sessuali non protetti con soggetti a elevata promiscuità, o in caso di pratiche traumatiche.
